Ascolta " Grazie Totò " canzone dedicata ad Antonio de Curtis e Wladyslawa Jankowska di Marcantonio Scaramuzza
Testo :
Sono cresciuto troppo in fretta
in una casa che tremava piano,
mamma lontana da un letto d’ospedale
e il silenzio faceva rumore.
Bianco e nero sopra uno schermo
tu che ballavi da pinocchio,
io cercavo aria nei polmoni
e tu mi hai insegnato a respirare.
Ridevo mentre tutto tremava,
era l’unico modo per restare qui,
tra le lacrime e le risate
c’eri tu che non mi perdevi mai.
Grazie Totò, grazie Totò,
quando il buio tornava a bussare,
grazie Totò, grazie Totò,
mi hai insegnato a non mollare.
Grazie Totò, principe mio,
sei stato cura senza età,
bastano pochi minuti con te
e la tristezza se ne va.
A dieci anni registravo il mondo
su cassette senza un domani,
lato A la tua allegria,
lato B i miei sogni fragili.
Davanti allo specchio provavo la vita
per sentirmi meno solo davvero,
non solo le battute giuste
ma il coraggio di restare vero.
Perché ridere non è scappare,
è restare quando fa male,
è dire al cuore “resisti ancora”
anche se sembra tutto fragile.
Grazie Totò, grazie Totò,
quando il buio tornava a bussare,
grazie Totò, grazie Totò,
mi hai insegnato a non mollare.
Grazie Totò, principe mio,
sei stato cura senza età,
bastano pochi minuti con te
e la tristezza se ne va.
Poi a diciannove anni
il mondo si è fermato lì,
mamma se n’è andata via
e non sapevo più restare qui.
Il tuo nome era Wladyslawa Jankowska,
ma per tutti eri Ada,
non di sangue, ma madre vera,
mi tenevi stretto alla vita
mentre io cadevo già.
Grazie Totò, grazie Totò,
per ogni risata che mi ha salvato,
grazie Totò, grazie Totò,
quando tutto sembrava sbagliato.
Grazie Ada, luce mia,
per avermi cresciuto come un figlio,
se oggi respiro ancora lo devo a te ,
non ero solo… tu eri sempre con me .
Se ridere è una forma d’amore,
io l’ho imparato da voi.
Grazie Totò.
Grazie Ada.
© Marcantonio Scaramuzza 2026
Sono cresciuto troppo in fretta
in una casa che tremava piano,
mamma lontana da un letto d’ospedale
e il silenzio faceva rumore.
Bianco e nero sopra uno schermo
tu che ballavi da pinocchio,
io cercavo aria nei polmoni
e tu mi hai insegnato a respirare.
Ridevo mentre tutto tremava,
era l’unico modo per restare qui,
tra le lacrime e le risate
c’eri tu che non mi perdevi mai.
Grazie Totò, grazie Totò,
quando il buio tornava a bussare,
grazie Totò, grazie Totò,
mi hai insegnato a non mollare.
Grazie Totò, principe mio,
sei stato cura senza età,
bastano pochi minuti con te
e la tristezza se ne va.
A dieci anni registravo il mondo
su cassette senza un domani,
lato A la tua allegria,
lato B i miei sogni fragili.
Davanti allo specchio provavo la vita
per sentirmi meno solo davvero,
non solo le battute giuste
ma il coraggio di restare vero.
Perché ridere non è scappare,
è restare quando fa male,
è dire al cuore “resisti ancora”
anche se sembra tutto fragile.
Grazie Totò, grazie Totò,
quando il buio tornava a bussare,
grazie Totò, grazie Totò,
mi hai insegnato a non mollare.
Grazie Totò, principe mio,
sei stato cura senza età,
bastano pochi minuti con te
e la tristezza se ne va.
Poi a diciannove anni
il mondo si è fermato lì,
mamma se n’è andata via
e non sapevo più restare qui.
Il tuo nome era Wladyslawa Jankowska,
ma per tutti eri Ada,
non di sangue, ma madre vera,
mi tenevi stretto alla vita
mentre io cadevo già.
Grazie Totò, grazie Totò,
per ogni risata che mi ha salvato,
grazie Totò, grazie Totò,
quando tutto sembrava sbagliato.
Grazie Ada, luce mia,
per avermi cresciuto come un figlio,
se oggi respiro ancora lo devo a te ,
non ero solo… tu eri sempre con me .
Se ridere è una forma d’amore,
io l’ho imparato da voi.
Grazie Totò.
Grazie Ada.
© Marcantonio Scaramuzza 2026
“Grazie Totò” – spiegazione della canzone
“Grazie Totò” nasce da una storia vera, profondamente personale.
Non è soltanto una canzone dedicata a un grande artista, ma un atto di gratitudine verso chi, senza saperlo, ha rappresentato per me una forma di salvezza emotiva e umana.
Ho conosciuto Totò da bambino, in un periodo molto difficile della mia vita. La mia famiglia stava attraversando un dolore enorme a causa del grave peggioramento delle condizioni di salute di mia madre, compromesse per sempre dopo un intervento chirurgico sbagliato dal professore Giovanni D'Errico ex presidente dell'istituto Pascale e fondazione lega anti tumori di Napoli . In quella casa segnata dal silenzio, dalla paura e dallo smarrimento, la televisione in bianco e nero diventò una finestra su un altro mondo.
Totò entrò così nella mia vita come un rifugio. Guardarlo non significava soltanto ridere, ma respirare, restare a galla, sentirsi meno soli.
La canzone racconta un’infanzia vissuta troppo in fretta, il peso di una sofferenza precoce e, allo stesso tempo, la scoperta che ridere non è fuggire dal dolore, ma affrontarlo. Totò, con la sua comicità poetica e malinconica, mi ha insegnato che si può restare umani anche quando tutto sembra crollare.
Crescendo, quella passione è diventata studio, imitazione, ricerca artistica. Registravo le sue voci, le riascoltavo, le provavo davanti allo specchio. Non cercavo solo la somiglianza tecnica, ma una verità emotiva. Totò non mi ha insegnato soltanto a far ridere, ma a non mollare, a restare fedele a me stesso.
Un’altra figura fondamentale raccontata nella canzone è Wladyslawa Jankowska, per tutti Ada.
Dopo la morte tragica di mia madre, Ada è stata per me una madre nel senso più profondo del termine: presenza costante, ascolto, protezione, amore incondizionato. Mi ha cresciuto come un figlio, mi ha sostenuto nei momenti più difficili della mia vita e mi ha permesso di continuare a credere nel futuro.
Nel 2025 la sua salute peggiorò gravemente. Ada fu ricoverata in ospedale al Policlinico Federico II di Napoli e rimase lì per oltre due mesi. Io le sono stato accanto ogni giorno, assistendola costantemente, condividendo speranze, paure e silenzi. L’aggravarsi delle sue condizioni fu per me un colpo al cuore.
L’8 settembre 2025, Wladyslawa Jankowska è morta in ospedale. Con la sua scomparsa ho perso non solo una persona amata, ma una parte fondamentale della mia vita.
Quel dolore profondo mi ha accompagnato anche nel processo creativo. Proprio in quel periodo, non riuscendo a cantare per la sofferenza emotiva, ho iniziato a scrivere pensieri dedicati a lei. Quei pensieri sono diventati prima una lettera e poi il testo di una canzone, “Dolce Ada”. È stato in quel momento che ho deciso di affidarmi all’intelligenza artificiale come strumento espressivo, per dare voce a emozioni che non riuscivo ancora a sostenere vocalmente.
La stessa scelta è stata fatta anche per “Grazie Totò”.
Dal punto di vista musicale, il brano è ispirato al pop degli anni ’80, in particolare allo stile di Michael Jackson, reinterpretato però con un linguaggio sonoro contemporaneo, capace di parlare anche ai giovani di oggi.
Il testo è interamente scritto da me, così come l’idea narrativa ed emotiva. L’intelligenza artificiale ha rappresentato un supporto tecnico, non una sostituzione dell’anima o della creatività.
In questo percorso mi sono sentito idealmente vicino allo stesso Totò, che spesso affidava le sue canzoni a grandi interpreti perché non si considerava un cantante, ma desiderava che le sue opere arrivassero al pubblico nel modo migliore possibile.
Come allora la “controvoce”, oggi la tecnologia è stata per me un mezzo, non il fine.
In “Grazie Totò” ho voluto unire le due figure che più hanno segnato la mia vita:
Totò, che mi ha salvato attraverso l’arte e la risata,
e Ada, che mi ha salvato attraverso l’amore, la cura e la presenza.
“Grazie Totò” è una canzone sulla gratitudine, sulla resilienza, sulla forza dell’arte e sui legami che ci tengono in vita.
È dedicata a chi mi ha insegnato a respirare quando mancava l’aria.
Il brano sarà pubblicato il 15 febbraio 2025, giorno di nascita di Antonio de Curtis, come gesto simbolico di ringraziamento verso un uomo che, per me e per tanti altri, è stato molto più di un attore.
Non è soltanto una canzone dedicata a un grande artista, ma un atto di gratitudine verso chi, senza saperlo, ha rappresentato per me una forma di salvezza emotiva e umana.
Ho conosciuto Totò da bambino, in un periodo molto difficile della mia vita. La mia famiglia stava attraversando un dolore enorme a causa del grave peggioramento delle condizioni di salute di mia madre, compromesse per sempre dopo un intervento chirurgico sbagliato dal professore Giovanni D'Errico ex presidente dell'istituto Pascale e fondazione lega anti tumori di Napoli . In quella casa segnata dal silenzio, dalla paura e dallo smarrimento, la televisione in bianco e nero diventò una finestra su un altro mondo.
Totò entrò così nella mia vita come un rifugio. Guardarlo non significava soltanto ridere, ma respirare, restare a galla, sentirsi meno soli.
La canzone racconta un’infanzia vissuta troppo in fretta, il peso di una sofferenza precoce e, allo stesso tempo, la scoperta che ridere non è fuggire dal dolore, ma affrontarlo. Totò, con la sua comicità poetica e malinconica, mi ha insegnato che si può restare umani anche quando tutto sembra crollare.
Crescendo, quella passione è diventata studio, imitazione, ricerca artistica. Registravo le sue voci, le riascoltavo, le provavo davanti allo specchio. Non cercavo solo la somiglianza tecnica, ma una verità emotiva. Totò non mi ha insegnato soltanto a far ridere, ma a non mollare, a restare fedele a me stesso.
Un’altra figura fondamentale raccontata nella canzone è Wladyslawa Jankowska, per tutti Ada.
Dopo la morte tragica di mia madre, Ada è stata per me una madre nel senso più profondo del termine: presenza costante, ascolto, protezione, amore incondizionato. Mi ha cresciuto come un figlio, mi ha sostenuto nei momenti più difficili della mia vita e mi ha permesso di continuare a credere nel futuro.
Nel 2025 la sua salute peggiorò gravemente. Ada fu ricoverata in ospedale al Policlinico Federico II di Napoli e rimase lì per oltre due mesi. Io le sono stato accanto ogni giorno, assistendola costantemente, condividendo speranze, paure e silenzi. L’aggravarsi delle sue condizioni fu per me un colpo al cuore.
L’8 settembre 2025, Wladyslawa Jankowska è morta in ospedale. Con la sua scomparsa ho perso non solo una persona amata, ma una parte fondamentale della mia vita.
Quel dolore profondo mi ha accompagnato anche nel processo creativo. Proprio in quel periodo, non riuscendo a cantare per la sofferenza emotiva, ho iniziato a scrivere pensieri dedicati a lei. Quei pensieri sono diventati prima una lettera e poi il testo di una canzone, “Dolce Ada”. È stato in quel momento che ho deciso di affidarmi all’intelligenza artificiale come strumento espressivo, per dare voce a emozioni che non riuscivo ancora a sostenere vocalmente.
La stessa scelta è stata fatta anche per “Grazie Totò”.
Dal punto di vista musicale, il brano è ispirato al pop degli anni ’80, in particolare allo stile di Michael Jackson, reinterpretato però con un linguaggio sonoro contemporaneo, capace di parlare anche ai giovani di oggi.
Il testo è interamente scritto da me, così come l’idea narrativa ed emotiva. L’intelligenza artificiale ha rappresentato un supporto tecnico, non una sostituzione dell’anima o della creatività.
In questo percorso mi sono sentito idealmente vicino allo stesso Totò, che spesso affidava le sue canzoni a grandi interpreti perché non si considerava un cantante, ma desiderava che le sue opere arrivassero al pubblico nel modo migliore possibile.
Come allora la “controvoce”, oggi la tecnologia è stata per me un mezzo, non il fine.
In “Grazie Totò” ho voluto unire le due figure che più hanno segnato la mia vita:
Totò, che mi ha salvato attraverso l’arte e la risata,
e Ada, che mi ha salvato attraverso l’amore, la cura e la presenza.
“Grazie Totò” è una canzone sulla gratitudine, sulla resilienza, sulla forza dell’arte e sui legami che ci tengono in vita.
È dedicata a chi mi ha insegnato a respirare quando mancava l’aria.
Il brano sarà pubblicato il 15 febbraio 2025, giorno di nascita di Antonio de Curtis, come gesto simbolico di ringraziamento verso un uomo che, per me e per tanti altri, è stato molto più di un attore.